Diecimila firme sul tavolo del Governo: l’agente di commercio pretende il credito d’imposta sui carburanti.
La mobilitazione promossa da FIARC, FISASCAT e USARCI sfonda quota 10.000 adesioni.
La richiesta al Parlamento è chiara: detassare il 20% della spesa per benzina, diesel ed elettrico. Chi macina chilometri per far girare il Paese non può più pagare il prezzo della produzione di reddito come fosse un lusso.
credito d’imposta sui carburanti – Chiedete a un agente di commercio quante volte ha guardato il display del distributore nell’ultimo mese con un nodo alla gola. Non per una gita fuori porta, ma per andare a vendere i prodotti delle aziende italiane, coprire le province e garantire che il PIL di questo Paese continui a camminare. Per chi lavora con la valigia nel bagagliaio, la macchina non è uno sfizio da weekend: è la scrivania, il magazzino, la sede operativa. E il carburante ne rappresenta la voce di spesa più soffocante.
Ora quella voce rotta dalla rabbia è diventata un coro d’urto impossibile da ignorare. Diecimila firme. Diecimila colleghi hanno sottoscritto in un baleno la petizione unitaria lanciata da FIARC, FISASCAT e USARCI. Il messaggio è spedito direttamente a Palazzi e Commissioni: serve subito un credito d’imposta del 20% sui costi della mobilità professionale.
L’agente di commercio non chiede regali né assistenzialismo. Esige un diritto elementare di giustizia fiscale.
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| IL PESO DELLA MOBILITÀ IN CIFRE |
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| 40.000+ km percorsi ogni anno |
| Carburante: prima voce di costo fisso |
| Impatto sul margine d'impresa: oltre 30%|
| Richiesta: Credito d'imposta al 20% |
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Smettere di considerare il lavoro altrui come una colpa da tassare
Mentre autotrasportatori e settori produttivi contigui hanno ottenuto nel tempo forme di ristoro o compensazione sui rincari energetici, chi fa intermediazione commerciale è rimasto sistematicamente al palo. Come se la benzina bruciata per raggiungere una zona industriale svantaggiata o un piccolo negozio di provincia fosse una scelta ricreativa.
Se un’azienda taglia i viaggi dei propri venditori perché fare il pieno prosciuga l’incasso della giornata, a cascata si ferma la produzione della casa mandante. Meno ordini raccolti equivalgono a meno fatturato per la media e piccola impresa italiana. Non agevolare la mobilità di chi vende significa azzoppare la spinta propulsiva delle filiere nazionali.
Una misura da inserire nella prima manovra utile
La proposta avanzata dai sindacati di categoria alla politica è lineare, pulita, priva di trappole burocratiche. Un credito d’imposta pari ad almeno la quinta parte di tutte le spese documentate sostenute per rifornimenti tradizionali e ricariche dei veicoli elettrici adibiti al servizio.
Un meccanismo da scaricare in compensazione diretta, rapido da applicare tramite le schede carburante o i tracciati fattura che tutti noi già gestiamo quotidianamente.
Con diecimila firme a supporto, la trattativa cambia passo. Il mandato ricevuto dai rappresentanti di categoria è un ordine perentorio: portare il testo alle commissioni bilancio prima della definizione dei prossimi saldi di finanza pubblica.
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La stagione dei rinvii è finita. Chi macina strada ogni giorno ha dimostrato di sapersi unire quando la sopravvivenza aziendale viene messa a dura prova. Adesso la palla passa alle Istituzioni.